La casa della gioia

La casa della gioia è un film del 2000 di Terence Davies in cui Gillian Anderson, la Scully di X-Files dimostra di essere molto di più del personaggio che l’ha resa famosa.

Lily Bart è un’incantevole ragazza dell’alta società newyorchese dei primi del Novecento, ma ha alcuni grossi problemi da risolvere: il suo amore per la bella vita e il lusso, che la porta ad indebitarsi in continuazione, il suo desiderio di mantenersi indipendente ed onesta, la sua ingenuità che la rende vulnerabile e la sua bellezza che la rendono preda di gelosie da parte di altre donne e di attenzioni non richieste da parte di altri uomini. Innamorata dell’avvocato Lawrence Seldon, per lei però troppo povero, Lily si lascia invischiare negli intrighi di un paio di perfide dame e dell’arrivista Gus e cade in disgrazia. Diseredata dalla zia per il suo comportamento non consono all’etichettà, la giovane cade sempre più in basso, finché non rinuncia a vendicarsi di una sua rivale per amore di Lawrence e non sceglie di morire. Il giovane arriverà troppo tardi al suo capezzale…. Una vicenda da cui traspare l’ipocrisia della società vittoriana e l’assurdità di certe regole, in disuso in fondo solo dall’altro ieri..

Edith Wharton, autrice de La casa della gioia, nacque nel 1862 da una facoltosa famiglia di New York. Il suo maestro spirituale fu Henry James, a cui si rifanno molte delle tematiche espresse nei suoi libri. A differenza delle eroine dei suoi romanzi, Lily per prima, poté emanciparsi dalle dure regole della società aristocratica, viaggiando e vivendo molto anche in Europa. Scrisse oltre a La casa della gioia Ethan Frome (1911), struggente ritratto di una comunità di provincia, L’usanza del paese (1915), L’età dell’innocenza (1920, altro suo capolavoro insieme a La casa della gioia, trascritto per il grande schermo da Scorsese), Gli dei arrivano (1932), Uno sguardo indietro (1933) e I bucanieri (postumo, 1938). Morì nel 1937.

La casa della gioia è il suo primo romanzo e fu pubblicato nel 1905, prima a dispense e poi in una sontuosa edizione illustrata da litografie battuta su Ebay al tempo dell’uscita del film.

Le tematiche preferite di Edith Wharton sono la denuncia dell’ipocrisia della società, il mettere in scena donne intelligenti e particolari che vengono odiate per questo (Lily e Ellen Olenska de L’età dell’innocenza sono due emblemi) fino alla rovina, la messa in scena di una società all’apparenza bellissima e opulenta, ma in realtà cattiva e spietata. Edith Wharton non esalta questo modo di vivere, anzi.

Edith Wharton è tornata alla ribalta nel 1993 grazie a Martin Scorsese e al suo bellissimo film L’età dell’innocenza. Tutti i suoi libri sono disponibili in svariate edizioni: segnalo in italiano La casa della gioia edito da Editori Riuniti con in copertina Gillian nel film e tutti i libri nelle edizioni economiche Newton Compton.

Il film è stato girato interamente ad Edinburgo e dintorni nell’estate del 1999: primo perché Davies vive in Gran Bretagna, secondo perché Gillian si trovava in vacanza nelle isole britanniche con Piper, terzo perché Edinburgo è un posto dove molti angoli fine Ottocento e inizio Novecento sono rimasti intatti.

Negli Usa non doveva uscire al cinema, ma solo per il mercato dell’home video. C’è stato lo sforzo della Sony per farlo uscire al cinema in alcune città scelte. Le recensioni sono state ottime, purtroppo però la Sony ha preferito favorire per gli Oscar l’altra sua creatura, il fantastico La tigre e il dragone. In ogni caso Gillian Anderson è stata vista fino all’ultimo come una favorita per ottenere la nomination all’Oscar.

Gillian è stata scelta dal regista Terence Davies per i suoi occhi e il suo volto, molto somiglianti a quelli delle donne dei ritratti del pittore Sargent e all’attrice Greer Garson, interprete di alcuni film in costume tra gli anni Quaranta e Cinquanta, come La signora Miniver e La saga dei Forsythe.

Terence Davies non ha mai visto un episodio di X-Files, ma si è inteso a meraviglia con Gillian.

In una scena compare di sfuggita Piper, come sempre inseparabile da sua madre. E’ una bambina a una festa di nozze.

La colonna sonora non ha brani originali ma riprende tutti brani classici di Mozart, Albinoni ed altri autori classici. In particolare lo struggente tema di Albinoni che a suo tempo era già stato tema portante di Anonimo veneziano.

Il libro di Edith Wharton è riuscito in varie edizioni in vari Paesi con in copertina Gillian: in Italia a cura degli Editori Riuniti, ed è andato a ruba in pochi giorni.

In Italia sono usciti sia dvd che videocassetta, reperibili con facilità in giro.

Ecco un po’ di critiche su La casa della gioia:

For House of Mirth:

Featured Critic

Stephen Holden

Although set nearly a hundred years ago, it still sends a chill of recognition and dread.

“It has such an eerie contemporary resonance that you nearly forget about the horses and corsets and lamplight.”

— Sara Wildberger, MIAMI HERALD

“It’s a skillful brand of difficult, one that will keep you absorbed, and Anderson gives the kind of performance that will make you forget about The X-Files forever.”

— Dave White, IFILM

“An excellent film, with the majority of thanks due to Wharton, Davies and Anderson.”

— Brian Webster, APOLLO GUIDE

“Has a rich, sumptuous look and a talented cast that many other films would kill for.”

— Jeff Vice, DESERET NEWS, SALT LAKE CITY

“Meticulous in every insignificant detail but excruciatingly slow and emotionally bloodless.”

— Frank Swietek, ONE GUY’S OPINION

“It’s a work of great artistry and integrity…”

— Dennis Schwartz, OZUS’ WORLD MOVIE REVIEWS

“With first-rate performances and sumptuous period detail, this is a very worthwhile adaptation of Wharton’s novel.”

— Nell Minow, MOVIE MOM AT YAHOO! MOVIES

“Gillian Anderson is a revelation as the tragic Lily Bart.”

— Chris Wiegand, BOXOFFICE MAGAZINE

“Deepens our appreciation of Wharton’s genius for observing the intricacies of social life and the greater intricacies of the human heart.”

— Wendy Weinstein, FILM JOURNAL INTERNATIONAL

“We’re drawn slowly, if not completely, into this world of brittle gentility and subtle hostility.”

— Lawrence Toppman, CHARLOTTE OBSERVER

“[Anderson] delivers fine moments of high emotion in the movie’s climactic moments.”

— Gary Thompson, PHILADELPHIA DAILY NEWS

“Lily is played by a lustrous Gillian Anderson, who is quite good at keeping a lovely, impenetrable mask in place as Lily moves through her rounds of parties, opening night galas and dinners.”

— James Sanford, KALAMAZOO GAZETTE

“Now comes Terence Davies … with his adaptation of The House of Mirth, giving us the closest celluloid realization of a Wharton novel to date.”

— David Perry, CINEMA-SCENE.COM

“A grim tale well told.”

— Sheila Norman-Culp, ASSOCIATED PRESS

“Pierces the heart and mind with a tale and a treatment that feel all too painfully real.”

— Shawn Levy, OREGONIAN

Hot Pick

“A devastating, deliberately measured film with the power to sink one’s stomach by the close of its prim but vulgar tale.”

— Joe McGovern, MATINEE MAGAZINE

Cream of the Crop

FRESH 79%

Avg. Rating: 6.8/10

“Anderson’s Lily is the kind of heroine who earns our protectiveness by never begging for it; it’s an astonishing performance.”

— Stephanie Zacharek, SALON.COM

“Davies attains a narrative purity of shocking intimacy and emotional force.”

— Peter Travers, ROLLING STONE

“Expresses the timeless impact of Lily Bart’s plight.”

— Kevin Thomas, LOS ANGELES TIMES

“Mr. Davies’ stylish adaptation should certainly please Ms. Wharton’s fans.”

— Jane Sumner, DALLAS MORNING NEWS

“A tale of the past that speaks directly to the present.”

— Susan Stark, DETROIT NEWS

“Such an audacious and unexpected triumph as Anderson’s enhances everything around it.”

— Gene Seymour, NEWSDAY

“Makes a much read American classic feel new and freshly devastating.”

— Lisa Schwarzbaum, ENTERTAINMENT WEEKLY

“This is very much Anderson’s film.”

— Desmond Ryan, PHILADELPHIA INQUIRER

“A beautiful, elegantly tasteful film about the utter and complete devastation of a human being.”

— Steven Rosen, DENVER POST

“Dal romanzo di Edith Wharton, autrice che ha ispirato anche Martin Scorsese, la fine dell’innocenza vista attraverso gli occhi di una donna dell’alta borghesia caduta in disgrazia, con il sottofondo di salotti e delle strade di New York fin de siècle. Gillian Anderson, smessi i panni dell’eroina di ‘X-Files’ e diretta da un maestro come Terence Davies, s’immerge nella materialità ottocentesca e razionale di un mondo governato dall’esteriorità e dal denaro. Ieri come oggi. Come sempre”. (‘Carnet, ‘settembre 2000)

“E’ una grande idea scegliere Gillian Anderson di ‘X File’ come protagonista di un film tratto da un romanzo di Edith Wharton (…) Ma tutto il cast sorprendente è una conferma del talento del regista Terence Davies, l’autore geniale di ‘Voci lontane… sempre presenti’, ‘Il lungo giorno finisce’ e ‘Serenata alla luna’, passato da temi profondamente personali alla cine-versione d’un romanzo bello e difficile”. (Lietta Tornabuoni, ‘La Stampa’, 10 novembre 2000)

“Di voci lontane sempre presenti Gillian Anderson se ne intende. Dalla tv al cinema, l’eroina di ‘X-Files’ si cala ora nelle atmosfere cupe e meschine create per lei da Terence Davies che filma un romanzo di Edith Warthon, ritratto di signora tra le ipocrisie della borghesia inizio ‘900. Ivory è lontano, ma da Davies ci si aspettava di meglio: il film è come pietrificato nelle geometrie della staticità care all’impeccabile regista inglese. Qui più inerti che morbose, più estetiche che statiche”. (Fabio Bo, ‘Il Messaggero’, 10 novembre 2000)

“Anziché scegliere la strada della fluidità narrativa, Davies disarticola le pagine del bestseller d’epoca, ne estrae altrettante scene concluse, teatralizza la cornice e fa di ogni quadro una tappa emblematica, mai gratuita, della caduta dell’innocente Lily Bart. (…) Con un gesto inventivo, Davies ha scelto, per interpretare la sfortunata Lily, Gillian Anderson, la protagonista di ‘X-files’, che si rivela bella all’antica come un ritratti di Sargente antipatica in giusta misura. Eric Stolz è molto bravo nel ruolo del suo amore impossibile. E sorprende nel ruolo del ricco cattivo Dan Aykroyd. E Terence Davies si conferma un autore anche lavorando al servizio di un mondo lontano da lui”. (Irene Bignardi, ‘la Repubblica’, 5 novembre 2000)

Edith Wharton, autrice de La casa della gioia, nacque nel 1862 da una facoltosa famiglia di New York. Il suo maestro spirituale fu Henry James, a cui si rifanno molte delle tematiche espresse nei suoi libri. A differenza delle eroine dei suoi romanzi, Lily per prima, poté emanciparsi dalle dure regole della società aristocratica, viaggiando e vivendo molto anche in Europa. Scrisse oltre a La casa della gioia Ethan Frome (1911), struggente ritratto di una comunità di provincia, L’usanza del paese (1915), L’età dell’innocenza (1920, altro suo capolavoro insieme a La casa della gioia, trascritto per il grande schermo da Scorsese), Gli dei arrivano (1932), Uno sguardo indietro (1933) e I bucanieri (postumo, 1938). Morì nel 1937.

La casa della gioia è il suo primo romanzo e fu pubblicato nel 1905, prima a dispense e poi in una sontuosa edizione illustrata da litografie battuta su Ebay al tempo dell’uscita del film.

Le tematiche preferite di Edith Wharton sono la denuncia dell’ipocrisia della società, il mettere in scena donne intelligenti e particolari che vengono odiate per questo (Lily e Ellen Olenska de L’età dell’innocenza sono due emblemi) fino alla rovina, la messa in scena di una società all’apparenza bellissima e opulenta, ma in realtà cattiva e spietata. Edith Wharton non esalta questo modo di vivere, anzi.

Edith Wharton è tornata alla ribalta nel 1993 grazie a Martin Scorsese e al suo bellissimo film L’età dell’innocenza. Tutti i suoi libri sono disponibili in svariate edizioni: segnalo in italiano La casa della gioia edito da Editori Riuniti con in copertina Gillian nel film e tutti i libri nelle edizioni economiche Newton Compton.

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1 commento
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